OLMO Bonsai








L’OLMO

Scheda botanica

L’Olmo: duemila specie e 6 generi appartenenti alla famiglia delle Ulmacee in habitat temperati di tutto il mondo. Può raggiungere e superare i 20 metri di altezza con un grosso tronco dalla corteccia rugosa  marrone scuro o bruno grigiastro nelle specie autoctone o tendenzialmente liscia nell'olmo cinese, meglio nota con il nome di Zelkova, varietà molto amata dai bonsaisti.

Difficilmente sugli olmi coltivati a bonsai si può assistere alla fioritura, che in natura appare di solito a fine inverno mentre, al contrario, l'olmo cinese fiorisce e fruttifica in autunno portando a maturazione i semi alati entro la fine della stagione.

Le varietà più note per uso bonsaistico sono: Ulmus parviflora, Parviflora sempervirens, Suberosa,

Thumbergii, Makino, Zelkova, Zelkova serrata e Celtis australis.

 

OLMO: CURIOSITÀ

Anticamente le foglie primaverili dell’olmo venivano cotte e mangiate come qualsiasi ortaggio per le sue proprietà astringenti, per le malattie gastro-intestinali, la febbre intermittente ecc.

I frutti appena maturati venivano mescolati alle insalate perché gradevoli al palato.

I rami giovani dell'anno erano invece utilizzati come foraggio per il bestiame, ma la carta vincente dell'olmo era ed è ancora oggi il legname. In passato era insostituibile per le costruzioni navali data la sua resistenza alla marcescenza, veniva utilizzato per la realizzazione di ruote e mozzi per i carri, per i mulini  ed anche nelle prime carrozzerie delle automobili data la forte resistenza all'usura e all'urto.

Oggi, è impiegato per la produzione di parquet, mobili, rivestimenti di pareti, di soffitti e impiallacci dato il suo straordinario disegno del legno.

Peccato però che gli olmi siano in fase di estinzione a causa della grafiosi, grave malattia con esiti mortali, causata da un fungo, a sua volta trasportato da un coleottero della famiglia degli scotilidi che trascorre buona parte della sua vita nelle anfrattuosità della corteccia.

Il fungo blocca i vasi che conducono la linfa alle foglie, inibendo il trasporto dell'acqua e provocando l'ingiallimento delle foglie con successiva morte di parti dei rami, branche, fino all'intera pianta. Per evitare questo problema si stanno introducendo in natura varietà più resistenti al fungo killer.


L’OLMO BONSAI

L'olmo è sicuramente una pianta che si adatta facilmente alla coltivazione in vaso, considerata la sua longevità, in natura può arrivare fino a 400 anni e la resistenza a ogni clima, è la pianta per eccellenza del neo-bonsaista.

 

Si può coltivare secondo diversi stili: scopa rovesciata (hokidachi), stile informale (moyogi), su roccia (ishizuki), bosco (yose-uè) tronco multiplo (kabudachi), prostrato o semi-cascata (han-keniani), cascata (keniani), stile a zattera (inguadabili). La scelta dello stile da imprimere dipende dalla caratteristica della pianta che va il più possibile assecondata.

L’olmo viene venduto sul mercato come bonsai da interno data la sua resistenza, ma è sottinteso che trascorso un certo periodo, all'arrivo della bella stagione è meglio che la pianta venga esposta in piena luce, all'esterno, per attivare la produzione della clorofilla che è un processo di vitale importanza per la pianta.

Durante la permanenza in abitazione l'olmo deve essere posto a meno di un metro da una finestra molto luminosa, possibilmente orientata a sud.

Non deve essere posto vicino a fonti di calore e al riparo da possibili colpi d'aria fredda che provocherebbero la caduta delle foglie.
 

RIPRODUZIONE

Può essere effettuata in tutti i modi: seme, talea e margotta, tuttavia la talea consente di abbreviare i tempi rispetto alla semina e ottenere un discreto quantitativo di materiale senza alcuna spesa.

È un sistema facile e sicuro realizzabile in vari periodi dell'anno: talee legnose in inverno, talee in fase di germogliazione in primavera e talee estive a condizione che abbiano un diametro di 1,5-2 mm e circa 8 cm di lunghezza.

La tecnica della talea si attua così:

1. scegliere un rametto con almeno 5 internodi;

2. lasciare nella parte alta del rametto solo due foglie, eliminando ciò che gli sta sopra;

3. se le due foglie lasciate sono molto grandi eliminarne metà con un taglio di forbice;

4. praticare un doppio taglio a smusso nella parte inferiore del rametto;

5. toccare la parte smussata con polvere di ormoni radicanti;

6. piantare le talee nel substrato prescelto e si bagna bene.

Dopo due o tre settimane le talee dovrebbero essere radicate; rimarranno tuttavia nello stesso contenitore per un anno intero dopodiché potranno essere collocate in vasi singoli di coltivazione per iniziare un processo d’impostazione dello stile prescelto.

 

Il metodo ancor più rapido è la riproduzione per margotta. Da una pianta madre si sceglie un ramo

sinuoso, conico e dall'aspetto interessante. Su di esso si pratica l'asportazione anulare della corteccia

(tecnica già spiegata nelle schede botaniche precedenti ) e dopo la sua radicazione si separa dalla pianta madre ponendola in un vaso di coltivazione con 100% di Akadama.

 

POTATURA DI FORMAZIONE

Come per tutte le caducifoglie, il taglio di grossi rami va eseguito d'inverno quando la pianta è in riposo vegetativo e così per tutti i rami che crescono nella direzione errata (verso l'alto, o verso il basso). È da tener presente che l'ultima gemma apicale determina la direzione del nuovo getto; questo consente di ottenere ramificazioni zigzaganti, esteticamente molto belli in questa pianta. I tagli vanno protetti con pasta cicatrizzante, meglio se arricchita di ormoni per proteggere da agenti patogeni e facilitare la chiusura dei tagli. 

PINZATURA

La pinzatura si effettua in tutto il periodo di crescita delle gemme pinzando le prime due/tre foglioline che fuori escono dalla silhouette del bonsai. E' possibile effettuare nel periodo primaverile/estivo l'intera defogliazione della pianta (se è in buona salute si può fare anche due volte nell'ambito della stessa stagione) costringendola così  ad emettere nuove e più sottili ramificazioni arretrate, non dimenticando mai la pinzatura apicale dei rametti  eccedenti la forma predefinita del bonsai.

 

RINVASO

Il rinvaso dell’olmo va fatto di norma in primavera, all'apparire del primo turgore delle gemme.

Data la grande capacità dell'olmo di emettere radici si possono rinvasare giovani piantine anche ogni anno perché questa operazione consentirà di costruire, con i più opportuni tagli radicali, un buon nebari.

Le piante già formate invece si rinvasano mediamente ogni 3 anni, tagliando e asportando circa 2 terzi del pane radicale avendo cura di pulire accuratamente dallo sfatticcio il pane radicale restante.

Il terriccio che normalmente si usa per tutte le varietà di olmo e così composto:

  • 60% di akadama setacciata dalla polvere fine.
  • 20% di terriccio universale di buona qualità.
  • 20% di sabbia di fiume silicea >0,8 


Giorgio Raniero© - Olmo Bonsai e scheda botanica