La potatura 1


PRUDENZA CON FORBICI E MOTOSEGHE:

ALCUNE SEMPLICI REGOLE PER UNA CORRETTA POTATURA!


Non è vero che una pianta deve essere potata. Una pianta ornamentale, se messa al posta giusto, solo in particolari casi può richiedere interventi di potatura.

Non è vero che una pianta più la si pota e più si rinforza:
 la produzione di rami vigorosi in seguito ad una drastica potatura non è segno di salute ma è il tentativo disperato della pianta di ripristinare la chioma eliminata (le piante si nutrono soprattutto attraverso le foglie con la “fotosintesi”).

Quando una pianta è messa al posto sbagliato (com’è purtroppo frequente) è meglio intervenire subito, fin che è giovane. Sono da preferire tanti piccoli tagli che pochi grossi tagli (capitozzi): una ferita piccola si rimargina meglio; dalle ferite entrano infezioni di patogeni.

Non lasciare moncherini di ramo: l’accorciamento va operato mediante il “taglio di ritorno”, lasciando cioè degli apici vegetativi di sostituzione, che facciano da richiamo alla linfa, consentendo la cicatrizzazione della ferita e una rapida ripresa. Eseguire tagli netti, evitando slabbrature e scortecciature.

Non fare tagli a filo tronco. Qualora si eliminasse un ramo rispettare il “collare” (ingrossamento alla base del ramo): in questa zona sono concentrate le difese naturali e i tessuti in grado di rimarginare la ferita.

Non “cimare” mai le piante, tanto meno le conifere: al grave squilibrio che si produce le piante  tentano di reagire producendo tante cime di sostituzione, disordinate e male inserite, quindi pericolose. 

Le piante alte, se sane e ben sviluppate, non sono pericolose, lo diventano di solito in seguito alle potature. Se una pianta è più alta dell’abitazione può “attirare” i fulmini; una volta abbassata sarà l’antenna TV dell’abitazione a fare da parafulmini!

Le piante spoglianti (caducifolie), possono essere potate durante le fasi di riposo (stasi vegetative), che avvengono in autunno-inverno (dopo la caduta delle foglie), ma anche d’estate, in corrispondenza del periodo più caldo.

La più consigliata è la “potatura invernale”.  Si evitino comunque i periodi in cui le piante “buttano” nuove foglie (sarebbe un grave stress per loro), e quando stanno perdendo le foglie (ottobre), essendovi nell’ambiente una elevata concentrazione di spore fungine che potrebbero infettare le ferite.

Il mastice è come un cerotto: non si mette su una grande ferita o su un’amputazione! In ogni caso rallenta ed ostacola la formazione di una cicatrice. E’ importante, caso mai, soprattutto per le specie a rischio (cipressi, platano, olmo, ecc.), disinfettare attrezzi di taglio e ferite con prodotti semplici ma efficaci, quali i sali di rame, varechina o alcol.


Ricordate infine che le potature migliori sono quelle che non si vedono, che richiedono più tempo e professionalità, ma rispettano l’equilibrio, il portamento naturale e la bellezza delle piante. In ogni caso l’entità dell’asportazione non dovrebbe mai superare il 30% della chioma, pena gravi squilibri, infezioni, riscoppi vegetativi, ecc.

Non affidarsi, quindi, al primo venuto ma assicurarsi di avere a che fare con un giardiniere professionista e aggiornato.

 

© g.nalin ‘08 - per Vivai Ghellere - testo ispirato al “decalogo delle potature” della Scuola di Agraria del Parco di Monza, modificato e integrato