Giardino giapponese


Il giardino giapponese moderno mantiene tecniche e motivazioni tradizionali. È un giardino “naturale”. Non esistono, infatti, schemi geometrici e artificiosi come nel “giardino all’italiana” la disposizione delle piante, delle rocce, dei percorsi non è mai casuale e ogni elemento è simbolico.

La cultura del giardino, in oriente, ha origini lontane; ci sono testimonianze scritte che risalgono al 600 d.c..

è del IX secolo il primo manuale per la creazione dei giardini, divenuto un testo classico sul giardino giapponese: il SAKUTEIKI.

Durante il medioevo giapponese, nasce un nuovo stile chiamato giardino zen o giardino secco. Il giardino secco è una rappresentazione di idee: una pietra ad esempio può diventare una montagna o un’isola, mentre il ghiaino chiaro può rappresentare un ruscello o l’oceano.

Ci sono tre tipologie principali di rappresentazione del paesaggio:

rappresentazione paesaggista più vicina all’immagine reale;

rappresentazione soggettiva che trasmette uno stato d’animo;

rappresentazione simbolica che costituisce un’astrazione.

 

Il giardino del tè nasce in epoca Edo.

È il luogo che si trova vicino al locale dove si svolge la cerimonia del tè.

È sempre in questa epoca che l’uso di creare giardini si diffonde in tutto il paese fino alle classi popolari. Diffondendosi l’interesse per i giardini s’iniziano a stabilire anche i ruoli di ciascun elemento. Ad esempio il tsukubai  è una composizione rocciosa con una vasca di pietra al centro. Alcune pietre hanno una funzione specifica:

pietra frontale: pietra sulla quale l’ospite si inchina per prendere l’acqua dalla vasca centrale;

pietra con secchio per l’acqua calda: viene usato durante il periodo invernale;

pietra con candela: per le cerimonie del tè serale.