Crataegus

Biancospino


I Crataegus appartengono alla famiglia delle Rosaceae, sono arbusti, o piccoli alberi spontanei, molto longevi, possono durare fino a 500 anni, generalmente crescono facilmente in ogni tipo di terreno, non necessita di cure e resiste a molte malattie e parassiti. 

Sono in grado di raggiungere anche i 6-10 metri d'altezza. Sono diffusi in Europa, America del Nord, Africa del Nord e Asia settentrionale.

Il biancospino è molto ramificato, e i suoi rami, prima rossicci e poi grigiastri, sono provvisti di molte spine aguzze. Le foglie caduche, sono alterne di forma variabile a seconda della varietà.

I fiori, raggruppati in corimbi da 5 a 25, sono ermafroditi e pentalobati: le candide infiorescenze si schiudono in primavera (indicativamente tra aprile e maggio), mostrando peduncoli lanosi. 

I frutti sono pomi ellittici-ovoidali, piuttosto piccoli, di un bel colore rosso: al loro interno contengono un seme, nascosto all'interno del nocciolo. I frutti del biancospino maturano nel primo periodo invernale, tra ottobre e dicembre, sono utilizzati per preparare marmellate o sciroppi, le infruttescenze essiccate e macinate, sono sfruttate per realizzare una farina utilizzata per una particolare focaccia.

 

In fitoterapia, il crataegus è molto interessante e assai utilizzato per trattare aritmie, lievi insufficienze cardiache, palpitazioni, ipertensione e sindrome ansiosa. Si utilizzano le sommità fiorite, le foglie, i fiori, limitatamente le parti legnose la tintura di corteccia di biancospino viene utilizzata come febbrifugo.

 

In greco kràtaigos significa: “forza e robustezza”, anticamente, il biancospino veniva associato alla speranza e alla fertilità per questo motivo i suoi fiori decoravano i capelli e le vesti delle spose. Adornavano anche le culle dei neonati perché era diffusa la credenza che i fiori potessero allontanare gli spiriti maligni.

 

Nell’antichità era anche chiamato Alba Spina dai Romani i quali la dedicarono alla Dea Maia, Spina bianca o Spina di maggio, i frutti servivano come alimento delle popolazioni preistoriche.

I Celti avevano dedicato al biancospino la fine di maggio ed era associato a una leggenda che riguardava Giuseppe D’Arimatea, il suo arrivo in Britannia e alla fondazione della prima chiesa in quelle terre. In un passato abbastanza recente i cespugli di Crataegus erano utilizzati per delimitare le proprietà, case o campagne, il loro fitto intrico e i significati antichi erano perfetti per proteggere.

 

Ancora oggi un biancospino utilizzato come alberello o come cespuglio, trova il suo senso nei nostri giardini, delimitando un vialetto, come macchia di colore bianco o bianco-rosato in primavera e rossa di bacche in autunno inverno, delizierà oltre i nostri occhi, il nostro palato se amiamo deliziarci in cucina. Anche gli appassionati di birdwatching troveranno interessante questo arbusto, la fitta vegetazione, i fiori e i frutti infatti, offre un sito idale per api, insetti e uccelli.

 

Il crataegus si presta ad essere lavorato affinché diventi uno splendido bonsai.

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